Tra Invecchiamento normale e demenza
Nel corso della vita, molte funzioni cognitive tendono a declinare: è un cambiamento che può preoccupare, ma che nella maggior parte dei casi rappresenta un processo di invecchiamento normale e condiviso da tutti.
Tuttavia, in alcune persone questo declino assume le caratteristiche di un vero e proprio disturbo cognitivo di grado lieve, che si discosta in modo significativo da ciò che ci si aspetterebbe in base all’età, al livello di istruzione e al genere del paziente. Questa condizione interessa più frequentemente le persone oltre i 65 anni, ma è possibile riscontrarla anche in soggetti più giovani.
Il Mild Cognitive Impairment (MCI), o Disturbo Cognitivo Lieve (talvolta definito anche lieve compromissione cognitiva; Vallar & Papagno, 2011), rappresenta una possibile fase di transizione tra il normale invecchiamento cognitivo e la demenza.
La valutazione neuropsicologica riveste un ruolo fondamentale nel determinare quali funzioni cognitive risultino effettivamente compromesse e presentino un livello di prestazione inferiore rispetto alle attese.
Attraverso l’impiego di test neuropsicologici è possibile stabilire se il disturbo cognitivo lieve coinvolga prevalentemente la memoria oppure altre funzioni cognitive — come il linguaggio, il ragionamento o le capacità visuospaziali — risparmiando dunque la memoria. Non solo: una valutazione neuropsicologica approfondita consente anche di verificare se siano presenti deficit focali (es. limitati alla memoria o limitati al linguaggio) oppure deficit combinati che coinvolgono più funzioni cognitive (es. memoria e attenzione).
Questo significa che le persone con una diagnosi di Disturbo Cognitivo Lieve svilupperanno inevitabilmente una forma di demenza? Assolutamente no.
Tuttavia, la diagnosi di MCI rappresenta un campanello d’allarme: indica la necessità di un monitoraggio nel tempo e di interventi di prevenzione mirati a preservare il più possibile le funzioni cognitive e la qualità della vita.
La ricerca (Petersen et al. 2009) ci dice che gli studi condotti su campioni clinici (cioè persone che si rivolgono a centri specializzati per una valutazione cognitiva) mostrano che circa il 15% dei pazienti con MCI sviluppa una demenza entro un anno. Limongi e colleghi (2017) hanno valutato la prevalenza e progressione di pazienti con MCI in Italia. Lo studio ha mostrato che il 21% del campione preso in esame soddisfava i criteri di Disturbo Cognitivo Lieve. Tra i diversi tipi di MCI, la forma più frequente è risultata quella amnestica a domini multipli (63,2%), cioè quella in cui i problemi di memoria si associano a difficoltà in altre funzioni cognitive (come linguaggio, attenzione o ragionamento). La diagnosi di demenza a 1 anno dall’inizio dello studio è del 4% per i soggetti con MCI, specialmente per quelli in cui il deficit mnestico si associava a un’altra compromissione cognitiva o con un deficit cognitivo non classificabile con MCI o una diagnosi di demenza.
Tuttavia, la letteratura mostra che molti pazienti con MCI rimangono stabili nel tempo o addirittura tornano a livelli di funzionamento cognitivo normale. Un’ampia revisione della letteratura mostra che a due anni il 19% circa dei pazienti classificati con MCI torna a un livello di funzionamento normale (Yu et al. 2024).
Ma quindi che cosa causa il Disturbo Cognitivo Lieve nell’anziano? È una condizione eterogenea dovuta a molte cause che possono essere di nautra:
- neurologica: forme iniziali di una demenza (es. Alzheimer, vascolare) con profili cognitivi più o meno rapidi di declino. In questo caso si parla di MCI prodromico, ovvero la fase iniziale lieve di una forma neurodegenerativa di deterioramento cognitivo;
- psichiatrica: condizioni psichiatriche (es. disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, abuso di sostanze) possono causare stati non progressivi o transitori di MCI;
- condizioni mediche generali: malattie endocrino-metaboliche e cardiovascolari, inefficienze d’organo o effetti iatrogeni di terapie se opportunamente trattate risolvono la compromissione cognitiva.
La valutazione neuropsicologica diventa essenziale per:
- distinguere tra MCI, demenza o declino normale legato all’invecchiamento;
- valutare la tipologia di MCI e la sua compatibilità o meno con possibili forme di demenza;
- indirizzare il paziente con MCI a training cognitivi di prevenzione, o interventi a carattere sperimentale.
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Petersen RC, Roberts RO, Knopman DS et al (2009) Mild cognitive impairment: ten years later. Arch Neurol 66:1447–1455; Yu, H. H., Tan, C. C., Huang, S. J., Zhang, X. H., Tan, L., Xu, W., & Alzheimer’s Disease Neuroimaging Initiative (2024). Predicting the reversion from mild cognitive impairment to normal cognition based on magnetic resonance imaging, clinical, and neuropsychological examinations. Journal of affective disorders, 353, 90–98. https://doi.org/10.1016/j.jad.2024.03.009; Limongi, F., Siviero, P., Noale, M., Gesmundo, A., Crepaldi, G., Maggi, S., & Dementia Registry Study Group (2017). Prevalence and conversion to dementia of Mild Cognitive Impairment in an elderly Italian population. Aging clinical and experimental research, 29(3), 361–370. https://doi.org/10.1007/s40520-017-0748-1; Vallar, G., Papagno, C. (a cura di). (2011). Manuale di neuropsicologia. Bologna : Il Mulino.