I Campanelli d’Allarme di un Disturbo Cognitivo

Quando fare una visita neuropsicologica

Può capitare a chiunque di avere momenti di distrazione o piccole dimenticanze: non ricordare un dettaglio recente, faticare a trovare una parola o perdere un po’ di concentrazione dopo una giornata intensa sono esperienze comuni e del tutto normali. Ma quindi, quando è il caso di preoccuparsi e capire se è opportuno prenotare una visita neuropsicologica?

Come spiegavo nel precedente articolo, il primo passo è identificare un cambiamento significativo nel funzionamento mentale percepito dal paziente o notato dai familiari. Il secondo passo è osservare se nel tempo (es. 12 mesi) questi sintomi aumentano in gravità e frequenza o se hanno un andamento fluttuante. Tuttavia, questi aspetti sono necessari ma non sufficienti per capire se siamo di fronte a una condizione meritevole di approfondimenti. La visita neuropsicologica grazie ai test neuropsicologici e all’esperienza clinica del professionista è in grado di: 1) stimare se c’è una alterazione che non è attesa per l’età, il livello di educazione e genere del paziente; 2) stimare l’impatto di queste difficoltà sull’autonomia dell’individuo e benessere quotidiano; 3) stimare se nel tempo c’è un declino significativo e oggettivo nelle prestazioni ai test.

Ci sono tuttavia dei campanelli d’allarme che devono destare la nostra attenzione e orientarci verso approfondimenti:

  • cambiamenti nella memoria: si possono osservare difficoltà sempre più frequenti nel ricordare eventi o conversazioni recenti, nel ritrovare oggetti in casa o nel ricordare appuntamenti e impegni importanti (come l’assunzione dei farmaci). Talvolta la persona può smarrirsi in luoghi poco familiari o in zone conosciute della propria città, non riconoscere volti noti o mostrare veri e propri “vuoti di memoria”;
  • cambiamenti nell’attenzione: la persona tende a distrarsi facilmente durante conversazioni, film o attività quotidiane, e può apparire confusa in ambienti complessi o rumorosi. In alcuni casi si osservano disorientamento temporale (non ricordare il mese o l’anno corrente) e alternanza tra momenti di buona lucidità e momenti di apparente “assenza”.
  • cambiamenti nelle capacità visuospaziali: possono emergere difficoltà nel disegnare o copiare figure semplici, orientarsi in ambienti nuovi o familiari, comprendere le indicazioni stradali o usare mappe. Talvolta si notano difficoltà nel percepire correttamente l’ambiente circostante, con urti frequenti contro oggetti, problemi di riconoscimento visivo o difficoltà nella guida;
  • cambiamenti nel linguaggio: diventa più difficile trovare parole di uso comune, comprendere frasi lunghe o complesse, o articolare chiaramente il linguaggio. In alcuni casi può emergere una perdita del significato di termini familiari;
  • cambiamenti nelle attività complesse: si possono riscontrare difficoltà nella gestione delle attività quotidiane (come la spesa, la casa o le finanze) e modificazioni nel modo di pensare, con maggiore rigidità e scarso giudizio in situazioni che richiedono prudenza;
  • cambiamenti nel comportamento e funzionamento emotivo: possono manifestarsi alterazioni della personalità, con il commento frequente che “non è più la stessa persona di prima”. Si osservano talvolta irritabilità, impulsività, riduzione dell’empatia, perdita di interesse per attività un tempo piacevoli e tendenza all’isolamento sociale. L’umore può diventare depresso, con ansia, agitazione o preoccupazioni eccessive, spesso senza una causa apparente;
  • episodi psicotici: in alcuni casi possono comparire convinzioni deliranti (ad esempio credere che il partner o un familiare sia stato sostituito da un impostore identico) o allucinazioni uditive e visive ricorrenti.

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